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TUTELA PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA: DIRITTO ALLA NASPI IN CASO DI DIMISSIONE

Fino a poco tempo fa, chi decideva di lasciare il lavoro per proteggersi da atti persecutori o da violenza di genere si trovava davanti a un problema in più, oltre alla paura e alla necessità di ricominciare altrove: il rischio di restare anche senza alcun sostegno economico.

Le dimissioni, per come funziona di norma la NASpI, l’indennità di disoccupazione, non danno diritto alla prestazione, e questo valeva finora anche per chi si dimetteva per proteggere la propria incolumità. Con un messaggio del 3 agosto 2026, l'INPS è intervenuta proprio su questo punto e ha chiarito che chi si dimette per sfuggire ad atti persecutori o a violenza di genere può avere diritto alla NASpI.

Cosa cambia

La regola generale è nota: la NASpI spetta a chi il lavoro lo perde senza averlo scelto, come nel licenziamento. Le dimissioni, invece, escludono di norma il diritto alla prestazione. Fa eccezione un caso preciso, quello della “giusta causa”, quando restare al lavoro diventa impossibile per un motivo grave e oggettivo.

L'INPS inserisce ora in questa casistica anche lo stalking e la violenza di genere, anche quando a metterli in atto è qualcuno estraneo al posto di lavoro. Chi si dimette in queste condizioni, infatti, non sta scegliendo liberamente, ma sta reagendo a una minaccia alla propria incolumità. Ed è per questo che ha diritto alla NASpI.

Quando si applica

Aver subito violenza o stalking non basta da solo. Serve un collegamento dimostrabile con il lavoro. Dunque l'INPS chiede una documentazione precisa, non bastano valutazioni soggettive. Possono rientrarci episodi che hanno compromesso in modo serio l'equilibrio psicofisico della persona, al punto da rendere impossibile continuare a lavorare. Oppure episodi legati alle abitudini quotidiane connesse al lavoro, come molestie subite nel tragitto casa-lavoro. Se infatti le condotte persecutorie impediscono di raggiungere il posto di lavoro in condizioni di sicurezza, dimettersi non è più una scelta ma una necessità.

Cosa fare

Chi si è trovato o si trova in questa situazione può rivolgersi ai patronati INCA per capire se ha diritto alla NASpI e farsi seguire nella domanda. Conviene conservare fin da subito ogni documento che attesti gli episodi subiti e il loro legame con il lavoro: sarà la base su cui costruire la richiesta.