AFEVA

milena pareschi

 

Articolo a cura di :

Milena Pareschi  (Componente del Consiglio Direttivo AFeVA– Referente per le politiche previdenziali ed assistenziali)        

 

L’ Associazione AFeVA Emilia-Romagna si è costituita alla fine del 2014, a gran richiesta dei lavoratori della Cemental e Eternit di Reggio Emilia e dell’OGR-FS di Bologna con l’obiettivo di dare visibilità ad un problema sociale come quello dell’esposizione all’amianto e i suoi riflessi.

La CGIL Regionale dell’Emilia-Romagna ha aderito e contribuito alla sua nascita.

Il problema dell’ esposizione all’amianto ha avuto una certa attenzione alla fine degli anni settanta, quando le malattie correlate hanno iniziato a presentarsi con più evidenza e in alcuni luoghi di lavoro le rappresentanze sindacali si sono attivate per chiedere il rispetto della tutela della salute e la sorveglianza sanitaria.

Si è comunque compreso che le malattie professionali, insorgendo dopo diversi anni dall’esposizione coinvolgendo in gran parte ex lavoratori già in pensione da tempo, hanno, in un certo qual modo, fatto affievolire l’attenzione sul problema. Diverso è quando la diagnosi è di mesotelioma, perché la nostra Comunità, da alcuni anni, è più informata rispetto alla causa che fa insorgere tale grave patologia.  

Perchè è stato chiesto di costituire l’ Associazione?

Perchè il problema della pericolosità dell’amianto ed i suoi effetti interessa non solo chi è stato esposto nel passato, ma ancora oggi ci coinvolge e purtroppo ci coinvolgerà ancora nel futuro.

L’uso dell’amianto in ambienti lavorativi in varie forme, arnesi, ecc., in ambienti civili e in ambienti pubblici come uffici, scuole, ecc. è stato particolarmente elevato. La dismissione di tale materiale, in Italia fissato dalla legge 257/1992, non è stata immediatamente attivata e tutt’ora il quantitativo presente nel nostro territorio è elevato.  E’ sicuramente un discorso molto complesso che non si può esaurire in queste poche righe.

Abbiamo valutato molto importante organizzare una rete di varie istituzioni, che potessero riuscire, ognuna nel proprio ambito, a fornire una maggiore tutela a chi si è ammalato, ad attivare la sorveglianza sanitaria per chi è stato esposto e per chi è uscito dal mondo del lavoro.

Si sono costituiti gli ambulatori amianto presso le ASL, in tutta la Regione, fortemente voluti da AFeVA.

Nel 2017 è stato riscritto il Piano Regionale Amianto della nostra Regione (il precedente era stato stilato nel 1995).  Occorre sollecitarne l’applicazione, anche se gli anni 2020 e 2021 per ovvi motivi non sono stati facili per nessuno, ma si deve riprendere a pieno ritmo: sulla ricerca scientifica per la cura del mesotelioma, sulle bonifiche (gli edili e i vigili del fuoco sono figure che oggi sono particolarmente esposte), la sorveglianza sanitaria e maggiore informazione.

Informazione - Attenzione - Impegno. 

L’Associazione collabora con il patronato INCA, con il Sindacato dei Pensionati, con le categorie sindacali per la tutela individuale e così avviene in senso inverso.  

Il rapporto con il patronato INCA è per noi particolarmente importante e possiamo essere di supporto e agevolare chi si è ammalato, per accompagnarlo nel percorso amministrativo rispetto alle prestazioni previdenziali ed assistenziali e per ricostruire il percorso lavorativo. 

L’ Associazione inoltre segnala all’ASL i nominativi di quei lavoratori che sono stati esposti per attivare la sorveglianza sanitaria. Su questo aspetto stiamo chiedendo che sia la stessa struttura ASL  a chiamare gli interessati.

In questi ultimi anni ci sono stati cittadini che si sono ammalati di mesotelioma e se non c’è correlazione con il lavoro, abbiamo predisposto le domande di indennità una tantum con l’INCA. 

Ci siamo anche rivolti al mondo della scuola, rapportandoci con gli studenti. Diverse sono state le iniziative aperte tramite il racconto di storie vere con lavoratori che hanno portato il loro vissuto. Questo ha fatto si che anche molti ragazzi siano venuti a conoscenza dell’importanza della prevenzione e salvaguardia della salute, fondamentali per quando loro stessi entreranno nel mondo del lavoro. Con le loro sensibilità hanno prodotto lavori, tramite la pittura o con materiale plasmabile, raffigurando e rappresentando il pericolo dell’amianto. I nostri giovani sono menti aperte che si appassionano, che si fanno coinvolgere ed è un percorso da rinnovare ogni anno.

Per conoscere meglio l’attività di AFeVA:

Visitate il sito web:  https://afevaemiliaromagna.org/  Contatti: E-mail afevaemiliaromagna@gmail.it - Telefono 347-8182855.

         

... mi chiamo amianto…

di Massimo Vaggi 

 ... mi chiamo amianto…

si fa presto a dire… “killer”… minerale assassino…Killer ! come se in fondo

non avessi preferito restarmene inerte nella pancia delle montagne,

dove riposavo da milioni di anni, duro e compatto, innocuo

e invece no, sono stato trivellato, frantumato, estratto, sbriciolato,  filato, mescolato

perché l’amianto è portentoso ... oh, sì!

materiale straordinario e buono per tutti gli usi, un regalo della natura

agli uomini operosi e così pronti:

                       un grande amico contro il fuoco

                       un aiuto senza eguali contro il caldo

                       una barriera forte contro il rumore

e sono diventato

                  tessuti e polvere e materiali da costruzione

un trionfo e anche un trionfo economico

perché in fondo costo poco e sono accessibile

All’inizio piano piano e poi sempre più velocemente, sono entrato nelle case

e nel lavoro degli uomini riuscendo a essere considerato quasi un amico,

...quasi un indispensabile amico.

Ma è l’infinita arroganza di chi ritiene di poter governare tutto

ad aver dimenticato che solo il tempo è sovrano e che la natura è indifferente

alle sorti di chi pensa di poterla manipolare senza costi.

In fondo se non fossi un minerale, se avessi la parola, avrei potuto dirlo subito

avrei potuto avvisare            attenti !!!

e invece sono passati gli anni e con i decenni sono diventato una strage.

I miei aghi così sottili, leggeri, indistruttibili, perenni e finalmente liberi

hanno iniziato a volare all’interno dei capannoni delle officine, nella

libertà delle campagne, scendendo dai tetti e risalendo da terra al minimo alitare dell’aria

lungo le vie del profitto, perché sì , lasciatemelo dire, anche se mi chiamano “killer”,

altra ragione non c’è. E nemmeno altro responsabile...    non io

sarei stato quieto a sorreggere le cime, ma l’uomo, o per dirla tutta, i padroni,

quelli che al profitto sono pronti a sacrificare tutto, anche la conoscenza

e la saggezza, oltre che la vita.

Sono pronti ad abdicare ad ogni consapevolezza e a immaginare un futuro

che poco va oltre il limite della loro vita, come se non esistessero figli e nipoti,

e fiumi e alberi e animali e un domani, per tutti.

Sì, quelli…loro sono i responsabili, chi sapeva e ha taciuto, chi sospettava

e non ha studiato, chi aveva dubbi e non li ha coltivati, ma soprattutto,

chi non sapeva eppure doveva sapere e non ha ascoltato.

Quante vite non sarebbero state troncate, quanto dolore evitato,

quante ingiustizie non commesse.

Perché, per quanto io non sia altro che un minerale

e per quanto per mia natura non possa che essere indifferente

come tutti gli elementi che fanno di questo mondo quel che è,

una cosa non mi va giù, che sia chiamato “killer”

e che si pensi che la responsabilità di tutto questo è

delle mie proprietà fisiche e chimiche, o del destino, o dell’imprevedibile o del caos.

A furia di sostenere che sono io il killer gli uomini si dimenticheranno

un giorno chi sono stati gli assassini, quelli veri, già...,

perché tutto fa parte dell’inevitabile processo di manipolazione

del mondo e della natura, sono i rischi del mestiere, no?

Forse troppo alti, d’accordo, perché se sono stati centinaia i morti solo a Bologna,

quanti saranno stati nel mondo?

Ma si tratta pur sempre di rischi inevitabili, se vogliamo che l’uomo progredisca,

che il futuro sia migliore, che le case siano più comode e le fabbriche siano più vitali.

Ah sì dimenticavo e che il guadagno sia più alto... più alto... sempre più alto.

insomma… eccomi qui.  

 Aereo testimone della follia senza tempo

di quell’infinito despota che pensa che il mondo, tutto sommato,

non sopravvivrà oltre il limite della ridicola esistenza del suo corpo mortale

e della sua debole coscienza.

E che, se anche sopravvivesse, non sarebbe più un suo problema.

Vite contro soldi ... famiglie contro cose.

Io continuerò a svolazzare leggero e imprendibile per sempre

è nella mia natura

lasciando agli uomini il compito di rimediare ai misfatti degli uomini

                              ma nessuno mi chiami “killer”.

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